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Lina Bonapace di ErgoSolution rappresenta, per il mondo dell’ergonomia, una ricercatrice affermata capace di muoversi in svariati ambiti di ricerca ed è considerata una dei massimi esperti di human factor: dai test in laboratorio, alle prove con utenti, dalle indagini esplorative nel contesto d’uso fino ad arrivare allo studio e alla progettazione di nuovi prodotti
Per tutto questo Lina Bonapace è il contatto privilegiato a cui Umania delega lo sviluppo e il management dei test e delle ricerche per i clienti in Nord America.
Da una chiacchierata tra Lina e Umania è nata questa intervista che riporta alcune riflessioni della ricercatrice e che Umania vuole condividere per fare il punto della situazione per ciò che concerne l’ergonomia e i suoi sviluppi. E per andare oltre.
Lina, perché è importante per un’azienda investire sempre nell’evoluzione dei prodotti? I prodotti vanno sempre migliorati per stare al passo con i mutamenti delle persone, del modo in cui vivono, per come abitano i contesti che cambiano in continuazione. I prodotti sono stati messi sul mercato e sono lì per seguirci e per essere usati come strumenti per migliorare la nostra vita. E’ obbligatorio che questi evolvano nel tempo, anche perché con lo sviluppo tecnologico i prodotti si migliorino ancora di più e quindi fermare un settore come la ricerca e sviluppo per un’azienda è pericoloso. Un’azienda che produce un prodotto che rimane fisso, lo costringe a diventare un classico che apprezzeranno solo alcuni nostalgici. Viviamo in un mondo in continuo mutamento ed evoluzione dove anche i paesi meno abbienti stanno diventando esempi in campo tecnologico. Faccio riferimento per esempio alla Cina che ha aumentato moltissimo le telecomunicazione e si prepara ad essere protagonista del futuro, così come anche l’Africa ha esempi di eccellenza in materia di tecnologia applicata. Quindi ci troviamo di fronte a tanti posti, tanti modi di vivere, tante persone e contesti differenti e non possiamo pensare che un prodotto vada bene per chiunque e dovunque. Senza ricerca e sviluppo di tematiche legate strettamente all’uomo non si potrà capire se il prodotto che si propone vada a rispondere a effettive esigenze reali. Non fare ricerca e sviluppo e orientare la produzione a prodotti che possono essere soddisfacenti solo al momento storico nel quale vengono immessi nel mercato chiude la possibilità di essere concorrenziali, significa fare un passo indietro.
Il periodo di crisi che stiamo vivendo tuttavia non incentiva gli investimenti delle aziende, che spesso chiudono i rubinetti proprio al reparto ricerca. È chiaro che fare ricerca e investire è molto difficile per molte aziende oggi, che devono fare uno sforzo e andare al di là rispetto ai concorrenti. L’innovazione diventa quindi una voce in bilancio quasi obbligatoria, fare uno sprint in avanti almeno a livello di idee di progetti perché non basta più rimanere al passo. Occorre avere il coraggio di investire bene e investire adesso, per poter mettere in cantiere idee e progetti nuovi da tirare fuori e da usare quando l’azienda ce la farà ad investire di più anche nella produzione. Parlo di investire nelle idee e in fase di progettazione perché credo che sia la soluzione per vedere i concorrenti, studiarli e allontanarsi per diventare leader, anche solo in un settore.
Quando diventa importante il contributo di un esperto in human factors? Il nostro contributo, così come quello del design, operano a livello della strategia, per definire i prodotti che sono effettivamente desiderabili e che hanno al loro interno dei valori che gli acquirenti riconosceranno come propri, in grado di leggere la realtà della vita intesa nel senso più ampio possibile e non solo legata al momento dell’acquisto o del mercato. Un’azienda si trova davanti acquirenti mondiali, tantissimi variabili e certi prodotti non vanno bene ovunque come dicevamo prima, basti pensare per esempio ad alcuni prodotti che nei negozi della Cina non si vendono ma che gli stessi cinesi comprano nelle capitali europee quando vanno in vacanza. Quindi complessità e variabilità sono componenti con cui occorre fare i conti e per le quali non sempre la tecnologia riesce ad essere esaustiva, ecco che quindi occorre fare riferimento alle discipline cosiddette “people oriented”. Queste discipline vedono l’uomo nella sua complessità e integrità, compresi gli stimoli che orientano le scelte del consumatore quando acquista. La tecnologia e il marketing leggono l’uomo in maniera non completa e partono da premesse diverse e molto spesso lontane dall’uomo stesso, mentre l’essere umano visto dalla parte dell’ human factor è indagato in maniera più completa. Si va a vedere come vive, come si muove, quali sono i suoi atteggiamenti e tutte queste componenti diventano dei concetti, delle idee e delle tracce che spingono all’innovazione di un prodotto in un'altra maniera che è diversa da quella orientata dalla tecnologia. I centri di ricerca mondiale come la nasa offrono tecnologia avanzatissima e idee complesse che possono poi trovare accoglimento anche nei prodotti di uso comune mentre le discipline di tipo human driven hanno la grande ricchezza di trovare quello che fa l’uomo per migliorare la sua vita e il suo modo di vivere, faccio riferimento per esempio a tutte le ricerche svolte per i disabili. Per poter fare ricerca e sviluppo in maniera seria e fruttifera un’azienda deve far collaborare in fase di programmazione e progettazione sia la tecnologia che il marketing che l’esperto di discipline che riguardano la persona.
La sua opinione è quindi quella che lo human factor debba intervenire in fase di progettazione e non di verifica o valutazione? Assolutamente si, penso che lo human factor serva alla progettazione e debba essere inserito nel progetto progettuale cioè rispondere alla domanda: come procedo per questo progetto?Troppo spesso si è relegato lo human factor a sole misurazioni sulle condizioni di lavoro delle postazioni o sulla loro sicurezza, ma si può andare molto oltre. Se il designer traccia le linee del progetto e il marketing dice la sua secondo le logiche di mercato, nello stesso brief cioè nel design project ci deve essere anche lo human factor. Le aziende devono avere il coraggio di guardare anche a questo aspetto e dalla nostra abbiamo la fortuna di proporre una disciplina che è matura e tempestiva.
Quale è il valore aggiunto per un’azienda? Si pensa erroneamente che essendo una disciplina scientifica e quindi nata dal mondo accademico, abbia tempi lunghi e costi elevati. Invece lo human factor ha diversi decenni di studi sul campo e i suoi esperti vantano anni di esperienze e possono essere ritenuti veri stakeholder. Inoltre lavorano con tempi e costi accettabili all’interno del processo di un’azienda. Un investimento economico ragionevole che porta all’innovazione è un grande valore aggiunto per l’azienda. Devo aggiungere che ancora troppo spesso si pensa alla scientificità come ad un’ancora di salvezza dove i numeri sono una garanzia, io invece preferisco parlare di sistematicità, di approccio ragionato su basi concrete perché è di questo che noi ci occupiamo: abbiamo gli strumenti per misurare e abbiamo la metodologia per affrontare la raccolta e la successiva lettura di questi dati che riguardano e valutano la vita delle persone. L’unica cosa da fare è utilizzare tutte queste competenze: questo è l’invito che mi sento di fare alle aziende che ancora oggi si sentono di titubare della disciplina.
Quale consiglio si sente di dare a un’azienda in crescita come Umania ? Umania ha capito che è necessario nobilitarsi a esperti del settore senza rimanere dietro a una scrivania. Per questo è interessante seguire i suoi sviluppi, perchè fa prove sul campo, con le persone, con i prodotti, spinge sempre verso l’innovazione e la ricerca, e porta nuovi contributi importanti che rappresentano concretamente un miglioramento in termini di risultato per l’utente finale, che di riflesso, porta business anche all’impresa. Un consiglio che posso dare, è quello di continuare a credere che, creare molte connessioni tra esperti del settore e fare network tra diverse realtà, sia la scelta più giusta per affrontare un mercato che è in continua evoluzione. Per ciò che mi riguarda, tra i molti legami che ho, in giro per il mondo, Umania rappresenta una realtà positiva e in forte crescita per la quale mi riservo di essere un contatto privilegiato per le indagini esplorative e le prove utenti/prodotti per il Nord America.
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